domenica 20 ottobre 2013

Tabaccai che non t'aspetti

In me ci son sempre stati due pagliacci, oltre agli altri, 
quello che chiede soltanto di starsene dov'è 
e quello che s'immagina che più lontano si stia un po' meno peggio.


                                                                                                                Molloy
                                                                                                  Samuel Beckett

                                                                                           
Io ci stavo bene a Sestri Levante.
Ma in realtà è cominciata ancora prima.

Io stavo bene anche a Chiavari, in prima elementare avevo già fatto amicizia con tutti e mi ricordo perfettamente, come fosse ieri, di quella mia compagna giapponese, che una volta mi aveva mostrato l'ideogramma del suo nome...che significava "neve"...
E mi ricordo del disegno che mi aveva fatto mio papà, che la maestra aveva sgamato subito scrivendomi sul quaderno "Bravo papà, ma se lo faceva Enrica era meglio"; e mi ricordo della casa, con le porte della cucina di legno, fatte come quelle dei saloon western...quante volte c'ho lasciato le dita in mezzo!
E mi ricordo della mia cameretta, del mio orso di peluche gigante, dell'arrivo di mia sorella, che andò a riempire il secondo letto della cameretta, che per 4 anni era rimasto vuoto...
E mi ricordo un botto di altre cose, ma vabbè...

Dicevamo.
Io ci stavo bene a Sestri Levante.
Avevo la mia compagnia, la macchina, le passeggiate a mare, il sole, la mia bicicletta storica (chissà che fine ha fatto...), avevo il profumo di brioches la mattina quando mi svegliavo...
E mi ricordo i giardinetti all'angolo, con i primi amori, le altalene, le scritte sullo scivolo col pennarello indelebile che ci sentivamo tanto trasgressivi e la vecchia tubifera che ora c'è tipo la piscina comunale...
E le sigarette alla Canala (io ne avrò fumata sì e no mezza), e gli autoscontri del Luna Park in passeggiata, e Gerry e il gelato al K2, e tutta l'estate buttati ai barconi, e l'appuntamento alle 3 dalle cabine, e la 4 alle 7.10 per andare a scuola e perché non ti fai il motorino? E il CIAO semi distrutto dopo la mia prima - e ultima - corsa.
E maturità, e le partite dell'Italia a Recco, tra un ripasso di storia e un'analisi di funzione.
Stavo bene.

E stavo bene anche quando ho deciso di iscrivermi all'università a Genova e ho cominciato a dormire dal lunedì al mercoledì a casa di mia nonna.
Conoscevo gente nuova, mi perdevo nei vicoli, facevo colazione con Alice e i nostri "latti" macchiati, cominciavo ad avvicinarmi all'attivismo politico, facevo Calibro, mi ubriacavo agli aperitivi e alla mattina alle 8 andavo a lezione da Succio o dalla Zilio-Grandi con la testa che mi scoppiava.
E cantavo al coro, facevo notte con i vari Final Fantasy insieme a mio cugino con il quale chiacchieravo fino allo stremo e mi ricordo di quella volta che Pier aveva accompagnato me e Alice a casa e però aveva il Van e quindi ci eravamo messe dietro e non dovevamo farci vedere e allora stavamo tutte chinate e Pier lo faceva apposta di andare forte e a me veniva da vomitare e da ridere.
Da ridere un sacco...

E poi tutto sommato stavo bene anche a Gallarate, perché lavoravo in aeroporto e praticavo un sacco le lingue, e mi piaceva stare a contatto con tutta quella gente che partiva e chissà dove andava e mi perdevo sempre a fantasticare sulle vite delle persone...
Osservare gli sguardi di chi era in partenza, eccitati e attenti, o quelli di chi tornava dalle vacanze, un po' spenti, ma pieni di cose che avrebbero portato con sé per sempre...e quelli di chi viaggiava suo malgrado, e quelli di chi veniva rimpatriato e aveva la scorta, e quelli di chi non aveva il visto per l'Italia ed era costretto a passare la notte in aeroporto, e quelli di chi perdeva il volo...e immaginare altre vite, altri universi...
E mi ricordo che avevo fatto amicizia con Amelia, che era italo-nippo-canadese, una roba assurda, era di Vancouver e mi raccontava sempre un sacco di cose del Canada, però la madre era giapponese e infatti lei mi raccontava anche un sacco di cose del Giappone e aveva gli occhi a mandorla, però non troppo perché era anche canadese...
E poi c'era Isa che faceva le borse a mano e ne avevo anche comprata una e avevo la tessera del Gigante, che è un supermercato che per me sta solo in Lombardia perché non l'ho mai più rivisto da nessun'altra parte...
E poi c'era quella pazza di Chiara che aveva vissuto un anno negli States come ragazza alla pari, e Alberto, e mi sto stupendo un casino di ricordarmi così tante cose...

E non si può dire che non sia stata bene a Roma.
Roma m'ha innamorata.
Mi ha sedotta e mai abbandonata.
E di Roma potrei scrivere per ore, del Quadraro, di Casa Gaio Melisso, ma anche di Giardinetti, dell'università, di Via Libera, di Universitor e i pranzi sul terrazzo, e le domeniche sonnacchiose e di Caracalla e delle birre al Pigneto, e dei pomeriggi a leggere al Parco degli Acquedotti, e dei baiocchi che non-mangiarli-perché-Silvia-è-molto-gelosa-delle-sue-cose, e del perdersi a Trastevere e la reflex che non riusciva a contenere tutta quella bellezza, e gli aperitivi che a-Genova-li-facciamo-meglio e tutte le persone meravigliose che ho conosciuto...
E di Roma mi ricorderò per sempre quella volta che volevo andare al Gianicolo e però avevo sbagliato autobus, ma non mi andava di scendere e sono rimasta su fino al capolinea e faceva la Portuense e così ho scoperto dove fosse Porta Portese.
E mi ricorderò per sempre anche di quella volta che dovevo partire per Milano e non volevo.


Oggi sono entrata in un tabacchino per comprare un biglietto dell'autobus e il tabaccaio ha palesemente sbuffato mentre entravo, poggiando la Gazzetta dello Sport, che stava leggendo, sul bancone.
Ha grugnito alla mia richiesta del biglietto e poi si è lamentato, con perfetta calata genovese, del fatto che volessi pagare con 20,00€ un biglietto dell'autobus da 1,50€.

Io gli ho sorriso, e lui mi ha guardato storto come solo un tabaccaio genovese, per di più trapiantato a Milano sa fare.

E non so se c'è una morale in tutta questa faccenda, ma volevo solo dire che probabilmente, tutto sommato, starò bene anche a Milano.



2 commenti:

  1. non sono brava come te Enrica, a scrivere, e sarò concisa. Quando arriverà il giorno che a salutarti ci sarà la nebbia... ti sarai già infatuata di Milano e perciò anche la nebbia avrà il suo fascino.

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  2. Non so se nei tuoi ricordi di Sestri ero compresa anche io, sicuramente tu lo sei nei miei! Sara

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