sabato 23 marzo 2013

Volevo scrivere un altro post

Volevo scrivere un altro post.

Stamattina alle 12 ho chiamato la mia paziente relatrice per mettere a punto le ultime cose prima della discussione della mia tesi che si terrà tra pochi giorni.
E' inutile sottolineare lo stato d'ansia in cui io mi trovo in questi giorni.
Ok che la tesi l'ho scritta io e saprò di che parla, ok che in Italia la discussione è quasi una formalità, ok che comunque mi presento con una buona media...sì, ok.
So' agitata lo stesso, embè?

Dicevamo, si chiacchiera sulla presentazione, come introdurre l'argomento, con cosa proseguire, ma parto in italiano o in spagnolo, eh meglio in italiano che poi la commissione sennò non la segue, anzi no, meglio in spagnolo così poi la parte centrale la discutiamo in italiano...tanto poi la domanda in lingua gliela fa la correlatrice. Ha parlato con lei, vero?

Sorvolerò sul pantheon di divinità che ho bestemmiato, sorvolerò sull'apologia di me stessa e sul perché ero abbastanza legittimata a non aver parlato con la correlatrice e proseguirò, altrimenti scrivo un terzo post ancora.
Morale della favola, devo portare una copia della mia tesi alla correlatrice entro le 16 di oggi pomeriggio.

Esco di casa tutta trafelata e, interrogandomi circa a quale dio avevo mancato di sacrificare vergini e bambini questo mese, mi dirigo verso la copisteria dove ho fatto stampare e rilegare la mia tesi.
E' sabato. E' sabato, capite?
Sabato.
Quel giorno in cui alcuni esercizi sono chiusi perché è il weekend, no?
Ecco, quel giorno lì. Sabato.

Arrivo alla copisteria sudata come un maiale - perché nel frattempo, tanto per rompere un po' le scatole random, è pure arrivata la primavera e quindi non sai come cazzo vestirti - e all'interno trovo una bolgia che Dante dimenticò di annoverare: i laureandi che portano la tesi a stampare all'ultimo momento.
Mi faccio strada tra un "Prima di lunedì non ce la facciamo" e un "Siete matti? Io mi laureo lunedì alle 9.00" e raggiungo la zona della stampa da chiavetta.
Sono le 13.20. Di sabato.

Dove stai andando?
Di sotto, devo stampare la tesi.
Eh ma siamo chiusi...
Come, siete chiusi? [mentre comincia a pulsarmi la vena sulla tempia]
Eh sì...stiamo finendo di consegnare le tesi pronte, ma per tutti gli altri servizi abbiamo chiuso alle 13.00...è sabato. [appunto]

Segue una scena per la quale io avrei vinto l'Oscar per migliore piattola implorante non protagonista e la titolare della copisteria quello per migliore arpia mestruata sadica, al termine della quale un giovine dipendente della copisteria si muove a compassione e mi stampa 'sta benedetta tesi in gran segreto mentre l'arpia infierisce su una povera studentessa che aveva l'ardire di voler pagare con bancomat. Forse di sabato è proibito anche quello e non ce l'avevano detto.

Tesi in mano, a fogli sciolti perché di mettermici una spiraletta o di fare una rilegatura veloce solo con la colla non se ne parlava nemmeno (ricordate sempre che è sabato!) esco in strada e mi infilo nel primo tabacchino/cartoleria che trovo per comprare almeno una cartellina dove tenere le centinaia di fogli ancora caldi di stampante.
Ovviamente non trovo quel che cerco, il tabacchi/cartoleria era poco cartoleria, e mentre sto per uscire mesta mesta, dopo aver raccontato le mie disgrazie alla giovane e disponibile tabaccaia, interviene una tipa che stava comprando le sigarette, indicandomi il nome di un'altra copisteria lì nei pressi.
Avrei potuto fare un tentativo, magari era ancora aperta.

Magari.

Passo spedito sotto questo meraviglioso sole primaverile (le pezze sotto le ascelle sono un simpatico effetto collaterale) finalmente arrivo alla seconda copisteria.
E' aperta!
Entro e ci sono solo due ragazze, evidentemente studentesse, appoggiate al bancone dietro al quale sta un tipo, probabilmente il proprietario, che sbuffa visibilmente.

Siamo chiusi!
[espressione umile, occhi imploranti, alzo il plico di fogli] Nemmeno una spiraletta al volo?
Eh, fija mia...
Sì lo so, è sabato, non ti sto a spiegare perché non è colpa mia... Mi salveresti la vita...
[sbuffa] Dai vieni, su...

In tre minuti sono fuori dalla copisteria con la mia tesi pronta per esser consegnata alla correlatrice.
Tutto risolto.

Ecco volevo scrivere un altro post.
Volevo scrivere un post dove parlavo del karma della buona azione, dove raccontavo del ragazzo della prima copisteria, che per pura gentilezza mi ha stampato la tesi anche se avrebbe potuto non farlo, della cliente del tabacchino, che si è interessata alla mia disavventura e si è presa la briga di darmi un consiglio e del titolare della seconda copisteria, che per un lavoretto da appena 2€ mi ha fatto questo servizio a negozio, in teoria, chiuso...
Un post dove dicevo, piena di ottimismo, che le persone buone in giro ci sono, e sono pure la maggioranza e che non bisogna perdere fiducia nella gente...e poi...e poi...
...tornando a casa...
...in metro...
...ho incontrato i berluscones che andavano alla manifestazione a Piazza del Popolo a glorificare il loro piccolo dio.


Ecco.
Lo capite se mi si è spento un attimo l'ottimismo vero?

Volevo scrivere un altro post.

giovedì 7 marzo 2013

Lettera aperta a Beppe Grillo


Oggi sul Times è uscita questa intervista a Beppe Grillo, sintetizzata e tradotta dal Globalist.it, qui.
Ho letto tutta l'intervista (in inglese) che si trova in calce all'articolo del Globalist.it che invece ne sintetizza solo alcuni punti e ho potuto notare la genuinità della sintesi e della traduzione in italiano.

Dice Grillo all'intervistatore del Times: "There’s a rule in our movement. We don’t make agreements with parties. Whoever joined our movement signed on to this. If you enter into a movement like this, it’s a rule you agreed to. There’s nothing to decide. If you go play soccer, do you say you want to score goal with your hand? No, it’s only with your foot. Accept the rules."

Che viene così tradotto: "C'è una regola nel nostro movimento: noi non facciamo accordi con i partiti. Chiunque ha aderito al nostro movimento l'ha sottoscritta. Se tu entri in un movimento come questo, c'e' una regola che hai accettato. Non c'è niente da decidere. Se tu giochi a calcio, dici che vuoi segnare un goal con la mano? No, si segna con il piede. Si accetta la regola".

Non cito questa frase perché la ritengo la più importante dell'intervista né voglio, attraverso questa frase, enucleare l'intero contenuto dell'intervista che potete tranquillamente andare a leggervi nella sua interezza, cito questa frase perché credo che qui si trovi esattamente il nucleo della mia critica al MoVimento.

Ecco, dunque, la mia lettera aperta a Beppe.

"Caro Beppe, la metafora calcistica che usi in quest'intervista per spiegare perché non intendete dare la fiducia al PD, ossia che la regola aurea del MoVimento è "non si fanno accordi coi partiti" è molto utile anche a me per mostrarti le cose da un'altra prospettiva e dirti che nel momento in cui hai depositato un simbolo e hai deciso di partecipare alle elezioni politiche italiane presentando delle liste con dei candidati che sarebbero diventati parlamentari, hai anche tu accettato di "giocare a un gioco": quello di governare l'Italia. Questo ti mette nella posizione, per tua stessa ammissione  rispetto al calcio, di sottostare alle regole del gioco. Gli otto milioni e mezzo di italiani che ti hanno votato, lo hanno fatto perché tu entrassi in Parlamento e dessi una svolta a questa politica. Una svolta epocale.

Ora i casi erano tre. O prendevi il 51% e bella lì, facevi il tuo governo e attuavi tutti i tuoi punti programmatici con una solida maggioranza, o prendevi meno del 4% e altrettanto bella lì, flop totale, tutti a casa (voi) oppure succedeva quel che è successo. Ossia che prendessi una percentuale tale da renderti una forza RILEVANTE nelle geometrie che si sono create.

Ora, nel gioco della politica, se ti impegni per entrare in Parlamento, una volta che ci sei devi prenderti le tue responsabilità, soprattutto nei confronti delle persone che ti hanno votato. E' un dovere verso questa res publica che hai deciso di cominciare a maneggiare.
Non puoi dire 'Ah no, ma io volevo solo entrare e fare opposizione a tutto e a tutti di default'.
Perché così stai cercando di pervertire le regole, di piegarle ai tuoi capricci, per giunta paventando l'ipotesi che Berlusconi torni a governare (ah già, ma per te son tutti uguali) cosa che sarebbe solo che un danno per l'Italia.
Non hai preso il 51%, mi dispiace, non puoi fare come vuoi, devi stare alle regole del gioco a cui hai deciso di giocare.

Altrimenti invece che presentarti alle elezioni politiche prendevi su torce e forconi e facevi la marcia su Roma.

Cordialmente,
Enrica."